Vini Vegani

Vini Vegani

Il vino è essenzialmente il risultato della fermentazione dell’uva. Bevanda conosciuta fin dai tempi di Noè, è talmente comune da dare il nome di terra del vino, Enotria, a buona parte del territorio italiano, per un lungo periodo sotto la dominazione romana. La cura della sua produzione, nel tempo, ha arricchito le nostre tavole di vini sempre più pregiati, sia per la selezione delle uve, sia per la maniera di curarne l’aspetto e la gradazione alcolica. Il crearsi di domande, sempre più specifiche ed esigenti, da parte del mercato, non solo italiano, ha portato i nostri produttori ad adeguare ulteriormente la cura del vino e, al fine di soddisfare le esigenze particolari di chi si nutre solo di alimenti vegetali, di realizzare un vino che fosse possibile inserire nella categoria dei vini vegani.

Chi sono i vegani

I vegani sono persone, dotate di una particolare sensibilità nei confronti del mondo animale, che hanno scelto di abolire dalla loro alimentazione qualsiasi alimento provenga dal mondo animale. A differenza dei vegetariani, che accettano di nutrirsi anche con i prodotti provenienti da animali vivi, come il latte, le uova, il burro, eliminando solo le carni macellate e il sangue, i vegani, che ne facciano semplicemente una regola di vita, o un obiettivo di elevazione spirituale, rifiutano decisamente qualsiasi alimento abbia origine animale.

Come un vino può rientrare nella categoria dei vini vegani

Il vino è di per sé un prodotto vegetale, essendo il risultato della fermentazione dell’uva, o di altra frutta all’occasione, ma se nella sua cura, e nella sua lavorazione, vengono usati prodotti di origine animale, esso perde il suo valore di prodotto esclusivamente vegetale, in quanto i prodotti di origine animale, comunque mischiati, fosse pure per la sola chiarificazione, e poi eliminati, lasciano nel vino elementi animali che non consentono di considerarlo tra i vini vegani. Occorre allora che il succo d’uva, nel suo percorso per diventare vino, non venga a contatto con elementi animali, anche di animali vivi. Questo generalmente succede nel processo di chiarificazione, dove al posto di albumina d’uovo, caseina, gelatina, colla di pesce, vengono usati filtranti come la cellulosa e alcune alghe come l’agar agar, o aggreganti come le farine fossili o le argille come la bentonite, il caolino e la terra di Spagna, fino a ricorrere a chiarificanti organici sintetici come i poliammidi, il polivinilpolirrolidone, il nylon.

Ma le esigenze perché essi siano vini vegani non toccano solo i processi di fermentazione e chiarificazione

Infatti anche i processi a monte, e quindi la concimazione e la difesa dai parassiti, deve evitare il contatto con elementi di origine animale. Questo vuol dire eliminare lo stallatico come concime, e i residui misti che prevedano la presenza di elementi animali, come il sangue di bue, la cornunghia ed altri ritrovati tradizionali, a favore di sistemi biologicamente sostenibili, di natura interamente vegetale, come il sovescio e la pacciamatura, e l’uso di antiparassitari naturali come le erbe aromatiche e i fiori repellenti contenenti piretrine naturali, sempre nel rispetto dell’equilibrio biodinamico del sito. Tutto ciò, secondo i vegani più rigorosi, porta i vini vegani a non avere alcuna differenza sostanziale con i vini ottenuti con le tecniche tradizionali, ma da, agli stessi, un valore aggiunto, dato dal fatto di essere stati prodotti con uve e terreni carichi di energia positiva, data dalla mancanza dello sfruttamento animale, energia positiva che si ripercuote beneficamente sulla salute e sull’umore dell’uomo e che fa dei vini vegani un prodotto di grande pregio come giusto risultato della passione e dedizione posta dai produttori per realizzarlo.